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Il ritorno del Catenaccio – Il grande “Classico” che non tramonta mai

  • January 6, 2023
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Il ritorno del Catenaccio – Il grande “Classico” che non tramonta mai

Alberto Pizzoli/ Getty Images

Il Romanzo rosa in letteratura, il film Drammatico nel cinema, la Musica Classica e il Catenaccio nel calcio. Grandi classici amati dalle persone, intramontabili, mai dichiarati forse sussurrati in confidenza a pochi intimi, tenuti quasi nascosti perché un “Giallo” è più intrigante, l’horror è da veri uomini, il rock ti fa sentire vivo ed il calcio offensivo è così dannatamente divertente. Forse dovremmo chiedere ai tifosi della Spagna se si sono divertiti a Qatar 2022 dopo essersi schiantati contro pullman del Marocco a colpi di palleggi e triangoli oppure potremmo passeggiare tra le strade di Rio e sentire l’umore dei verdeoro che dopo aver incantato metà mondiale a colpi di futbol bailado (con la F maiuscola scusate) hanno visto festeggiare gli acerrimi nemici guidati alla vittoria da Scaloni con il gioco più vecchio del mondo. SI, signori miei, se c’è una cosa che ci ha insegnato Qatar 2022 è che il Catenaccio, nonostante lo si provi ad abbattere da un decennio, è tutt’altro che finito ma ha ancora tanto da raccontare.

Le quattro semifinaliste nel segno del catenaccio. Walid Regragui, ct del Marocco, in tre mesi ha messo ordine in una squadra piena di talento dandole un’identità ed uno spirito di sacrificio portandola fino ad essere la prima squadra africana in semifinale di una coppa del mondo. La Croazia di Dalić, con il suo calcio fisico che da ormai quattro anni le prova tutte per portare la partita oltre al novantesimo, dove gli avversari, ormai alla bombola del gas, vengono tramortiti dalla determinazione croata. Gli ormai ex campioni del mondo della Francia che, nonostante una quantità di talenti fuori misura, per sfruttare al meglio le caratteristiche dei propri calciatori più determinanti hanno mantenuto il baricentro basso per permettere ai centometristi Mbappé, Theo Hernandez e Dembelé di andare in porta con tre passaggi. E poi loro, i campioni del mondo di Scaloni. L’uomo che ha fatto la cosa più semplice di tutte: lasciare totalmente liberi il calciatore più forte degli ultimi trent’anni ed il secondo violino più sottovalutato del calcio moderno (Di Maria), compattando il resto della squadra dietro la linea della palla, con centrocampisti dai polmoni enormi e con giocatori che riuscissero ad interpretare sia il 4-4-2, visto in finale, che il 3-5-2, guarda caso il moduli più “catenacciari” che esistano.

1. Il Gioco di Posizione non è l’unica via

Bayern Monaco -Real Madrid 0-4. Barcelona-Atletico Madrid 1-1. Spagna-Cile 0-2. Rispettivamente Ancelotti in Semifinale di Champions League che prende in giro il Tiki Taken di Guardiola alla prima stagione in Germania. Il trionfo del Cholismo nella casa del Tiqui Taca di Tito Vilanova che vince una Liga che mise fine all’Egemonia Real-Barça. L’eliminazione della Spagna bi-campione d’Europa e campione del mondo in carica che saluta il Brasile ai gironi. Tre partite in neanche tre mesi (2014) che misero fine all’era del Tiki Taka ma non al calcio di posizione. Il Calcio di Posizione è una via, una filosofia, un concetto quasi astratto, una fede e per alcuni una scienza. E come tale si evolve, muta nel tempo, si adatta alle mode e ai propri profeti. In origine fu Crujiff, poi El Loco, Guardiola, Tata Martino, Pochettino, Sarri, De Zerbi, Arteta e tanti altri. L’idea che la vittoria si ottenga tramite il dominio attivo, il concetto che se vuoi vincere devi volere la palla costantemente, trovare l’imbucata solo quando il compagno si è mosso dalla sua posizione per andare a ricevere in una zona ancora libera. Schemi fatti migliaia di volte in allenamento pronti ad essere replicati la domenica, goal cuciti dai triangoli creati dietro la linea dei centrocampisti avversari, il pallone che non viene mai cacciato ma sempre giocato. Tutto incredibilmente bello ma anche così dannatamente fragile. Sì perché poi c’è l’altro lato della medaglia. La sterilità offensiva contro squadre molto organizzate e chiuse, le palle perse nei pressi della propria area che portano a goal evitabili, portieri preferiti perché giocano meglio con i piedi (ma il portiere non dovrebbe saper parare?), la rigidità degli schemi ai quali giocatori totalmente inadatti si devono piegare.

2. L’anticalcio che diventa Calcio Ben Fatto

Il Catenaccio è brutto. È antico, l’anticalcio, passivo. Quante ne abbiamo sentite sul catenaccio? Il demone da esorcizzare, da espellere dal calcio, il motivo di vergogna o di esoneri di allenatori. Per fortuna ci sono allenatori che delle mode se ne fregano e non rinnegano la propria natura ma evolvono, proprio come il calcio di posizione. Dal corto muso di Allegri, alle huevos messe sempre in campo nel cholismo, passando dallo show di Mourinho a bordo campo ai più moderati Ancelotti che schiera Valverde largo a destra per la sua gamba ed esplosività e Conte che non rinuncia mai alla linea a cinque. Anche il catenaccio ha molte facce ma una filosofia comune: vincere è l’unica cosa che conta. Il modo con cui si arriva alla vittoria però non è così casuale come la stampa moderna te lo vuole far passare, la squadra può essere fortunata una, due volte ma se i sopra citati sono tutti allenatori plurivincenti un motivo ci sarà. Fanno un calcio diverso, non fanno il bel calcio ma fanno il calcio fatto bene. Fase difensiva impeccabile, con copertura dell’area di rigore e della porta al centimetro, partite intense, fisiche e stancanti. Calci piazzati studiati al dettaglio ed una linea comune per tutti: la qualità va lasciata libera. Si perché per quanto bisogna ammettere venga centellinata e a volte vengono prese scelte un po’ controverse, sono consapevoli che seppur in un calcio sempre più fisico sono i campioni a decidere le partite e i trofei. Quei pochi in campo però non hanno schemi da seguire, non hanno spartiti ma vengono trattati come dei geni, degli artisti che devono dipingere calcio ed ecco allora che Benzema vince un pallone d’oro, Vinicius diventa immarcabile, il miglior Dybala lo si sia visto con Allegri, Griezmann con Simeone segnava valanghe di goal e che Conte abbia riadattato un modulo per far esprimere Pirlo al meglio.

3. Il Catenaccio è sempre più efficace

Più il catenaccio diventa merce rara più diventa efficace. La criptonite al calcio di posizione. La vittoria delle strategie, della diversità, della ribellione ad un movimento che cerca di distruggere quello che per tanti anni ha sempre funzionato. Perché sta proprio nella diversità che nasce la forza, l’uscire fuori dalla massa, il differenziarsi dagli altri. Il Milan di Pioli, il Leicester di Ranieri, l’Atletico di Simeone, il Lille di Galtier, il Marocco di Qatar 2022, tutte le più grandi imprese del calcio moderno non sono di certo passate per il calcio totale. Tutti vorremmo essere Brad Pitt ma quando ci guardiamo allo specchio scopriamo di essere più simili ad un Ringhio campione del mondo che davanti alle telecamere le prime parole che dice sono: “So’ proprio brutto”. Fiero, senza vergogna, perché essere belli in quel contesto non è importante perché l’unica cosa che contava davvero era la sua corsa messa a disposizione della squadra, così nel calcio quello che davvero poi conta, quello che poi viene ricordato negli annali è una sola, chi scrive il proprio nome nell’albo d’oro.

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