Date a Cesare quel che è di Cesare – Nel bene e nel male
La Fiorentina ha ufficializzato Cesare Prandelli come nuovo allenatore. Il ritorno dell’ex ct della Nazionale, costa la panchina a Iachini, colpevole di un inizio ritenuto troppo altalenante nelle prime sette giornate. Curiosiamente lo scenario si è ribaltato rispetto al 2001, quando l’ormai ex allenatore della Fiorentina, prese il posto di Prandelli al Venezia di Zamparini. La piazza viola ha sicuramente apprezzato il rientro a casa del suo beniamino, ma sarà stata la scelta giusta? Date a Cesare quel che è di Cesare. Nel bene e nel male.
Le notti di Champions e una Fiorentina competitiva
The Champions. Questa era la musica che il Franchi si era abituato ad ascoltare durante la prima vita di Cesare Prandelli alla Fiorentina. Il tecnico bresciano arrivò a Firenze all’estate del 2005 (al posto di Dino Zoff) e centrò il quarto posto al primo colpo (che valeva la qualificazione ai preliminari dell’Europa che conta). Lo scandalo di Calciopoli ed i conseguenti -30 punti di penalizzazione tolsero la possibilità ai viola di giocare le coppe europee. La stagione successiva partirono con un -19 (poi ridotto a -15) ma la Fiorentina riuscì a qualificarsi comunque per la Coppa Uefa con un dignitoso sesto posto (senza la penalizzazione sarebbe arrivata terza). La sfortuna finalmente finì, e Prandelli infilò risultati strepitosi in fila. Qualificazione alla Champions League e semifinale di Coppa Uefa raggiunti. Il gioco divenne spettacolare in un 4-3-1-2 nei quali si esaltavano i giocatori di maggiore tecnica Montolivo, con gli abiti di trequartista, e Mutu. Dopo un’altra qualficazione alla massima competizione europea, fu nell’ultima stagione che Prandelli entrò definitivamente nell’Olimpo degli allenatori viola. 15 punti nel girone e primo posto conquistato ai danni del Liverpool. I Reds si arresero sia andata che ritorno grazie ad uno straordinario Jovetic a Firenze, e la rete decisiva di Gilardino a tempo scaduto ad Anfield. La successiva eliminazione per colpa del Bayern Monaco ancora grida vendetta (come abbiamo ascoltato nella conferenza di presentazione). L’ultimo cammino in campionato non fu esaltante ma Prandelli venne salutato come un eroe pronto a rappresentare non solo Firenze ma tutta la nazione.

Ma quale tricolore la Nazionale fu bianco e nera
Da ex centrocampista della Juventus la sua avventura della Nazionale non poteva che concretizzarsi in questi colori (luce ed ombra). Sia dal punto di vista figurativo che dal punto di vista pratico. Le due spedizioni furono infatti diametralmente opposte. L’addio al catenaccio e la ricerca del palleggio e del fraseggio palla a terra fu il suo mantra da ct. Euro 2012 fu sicuramente luce con un’inaspettata cavalcata che ci portò fino alla Finale di Kiev (persa 4-0 contro la Spagna degli invincibi). Un gioco godibile fondato sempre sul rombo a centrocampo. La coppia ribelle Cassano-Balotelli mai così dentro il progetto azzurro. E poi il ritorno del blocco Juve, che storicamente è sempre stato fondamentale nelle formazioni azzurre vincenti. I bianconeri infatti, avevano appena risollevato lo Scudetto dopo quasi dieci anni. Negli undici scelti per la finale da Prandelli furono addirittura 6 i titolari apparentenenti alla Juventus.
Il Mondiale invece fu l’opposto. Dopo essere partiti alla grande contro l’Inghilterra, gli azzurri si inchinano prima alla Costa Rica e poi all’Uruguay. Il blocco Juve fu ancora protagonista ma questa volta in negativo. Con un Pirlo e Buffon a mezzo servizio, Marchisio espulso nell’ultima gara del girone e Chiellini che si prese il famoso morso di Suarez. Il bel gioco non arrivò nella terra del pallone per eccellenza, con Prandelli che scelse diversi moduli in base ai giocatori che aveva a disposizione. L’infortunio di Giuseppe Rossi (che doveva essere la nostra star) di certo non lo aiutò ma un’Italia che non passa il girone del Mondiale in Brasile non può che definirsi un fallimento.
Che duro il ritorno alla quotidianità
Dal Mondiale in Brasile per Prandelli non è iniziata altro che una parabola discendente. Poche presenze e, ahimé senza risultati esaltanti. In 6 anni si è seduto in panchina 54 volte (numeri che si raggiungerebbero facilmente in due anni di attività). Dati che spiegano come l’allenatore non accetti progetti poco convincenti ma anche che le sue ultime esperienze non gli abbiano impedito l’esonero a stagione in corso. Galatasaray, Valencia e Al-Nasr sono le parentesi più tristi. L’ultima volta che si è messo i panni da allenatore è stato proprio in Italia. Il Genoa infatti, due anni fa scelse lui come traghettatore. Nella conferenza di presentazione di ieri, Prandelli ci ha tenuto a ringraziare proprio Preziosi per aver speso buone parole con la dirigenza viola. In rossoblu, l’ex ct ha raggiunto la salvezza grazie al “biscotto” all’ultima giornata. Ricordate con chi? Proprio con la Fiorentina.
Dopo aver ripercorso la parte più recente della carriera di Prandelli. Adesso proviamo ad analizzare la scelta fatta da Commisso.
Perché sì, dall’ambiente ad un gioco più propositivo
Inutile girarci intorno, Cesare Prandelli nel suo primo ciclo è entrato nel cuore dei tifosi viola. Proprio il cuore, è stata la motivazione dell’allenatore del suo ritorno. Primo per presenze e vittorie in viola e autore del calcio gentile, Prandelli rappresenta alla perfezione l’anima dei tifosi. Non poteva più vedere la Fiorentina rifilata al ruolo di comparsa del nostro campionato. Una piazza come Firenze deve essere protagonista e se non qualificarsi per le coppe europee almeno provare a lottare.
Più che i risultati penso sia stato il gioco a far saltare la prima panchina della Serie A. Iachini si è rifugiato in quel 3-5-2 che aveva fatto bene nella passata stagione. Schierare solo due giocatori offensivi con così tanta carne al fuoco è stata una mossa che ha fatto saltare il banco. La rivoluzione tattica di Prandelli dovrebbe essere totale (anche se in conferenza ha detto di non voler essere troppo invadente). Si torna ad una linea a 4 e almeno tre uomini offensivi. Nel gioco di Prandelli i giocatori più tecnici dovrebbero avere più minutaggio limitando ad il solo Amrabat come uomo difensivo dalla metà campo in su. Un allenatore abituato a spogliatoi importanti, come quello della nazionale, potrà gestire al meglio figure come Ribery e Callejon, dandogli il giusto minutaggio (Iachini in particolare difficilmente si privava del francese). Vlahovic e Cutrone dovrebbero essere valorizzato siccome il neo allenatore viola ha già specificato come Kouamé (già guidato al Genoa) per lui sia più una seconda punta. Ai tempi del primo ciclo Prandelli allenò il miglior Toni, con tanto di scarpa d’oro. Aspettarci dei goal viene automatico.
Perché no, rovinare il bel ricordo e un calcio “scaduto”
Vero che Prandelli torna a Firenze da salvatore della patria. Da beniamino della folla, chiamato a riportare grande la Fiorentina. Ma se andasse male? Siamo sicuri che l’ex ct rimarrebbe comunque nel cuore dei tifosi. L’esempio più grande che mi viene in mente è quello di un altro ct. Marcello Lippi. L’ex allenatore della Juventus ha conquistato l’unica Coppa del Mondo del nostro Paese negli ultimi 40 anni. Tra l’altro in una situazione delicata come Calciopoli. Dopo l’esperienza opaca di Donadoni, Lippi tornò per la spedizione Sudafricana e i risultati furono tragici. A conti fatti, Lippi è pur sempre amato ma il Mondiale 2010 rimane una macchia nel ricordo generale.
Perché dovrebbe succedere? Onestamente dal 2014 in poi Prandelli ha preso solo sberle in faccia. Dal Brasile sono state solo amarezze. Come se il tecnico bresciano sia bloccato sia dal punto di vista mentale che tattico. Il suo 4-3-1-2 si è evoluto in un 4-3-3 (o anche 4-2-3-1) ma il calcio va sempre avanti e forse i suo metodi di allenamento od il modo in cui cerca trasmettere le proprie idee sono un po’ passate. Le squadre non fanno più quel palleggio quasi sonnifero (anche per noi sul divano) ma vanno sempre più a pressare alte con una verticalizzazione immediata appena conquistata la palla. Che ormai sia un’allenatore che abbia fatto il suo tempo?



