Non ho visto Maradona – Ma mi sono innamorato comunque
“Ho visto Maradona, ho visto Maradona.. oh mamma innamorato so’!” così canta il popolo napoletano da ormai 35 anni. Io questa fortuna non l’ho avuta, di Maradona ho potuto ripercorrere la sua leggenda tramite film, documentari, libri e articoli di giornale. È vero non ho visto Maradona, ma mi sono innamorato comunque. A 60 anni, ieri è scomparso Diego Armando Maradona e perciò, nel mio piccolo, voglio omaggiare anche io questo eterno numero 10 che non solo ha scritto la storia di questo sport ma è diventato parte di esso.
El Pibe de Oro, ben oltre la classe cristallina
Inutile scrivere più due righe su quel sinistro magico che ha incantato il mondo. Tutti noi conosciamo le sue gesta. Dal pallonetto contro il Verona alla punizione per affossare la rivale Juventus, passando per l’uno contro tutti ai Quarti di Finale contro l’Inghilterra a dimostrare ancora una volta di essere il migliore dopo l’episodio della “Mano de Dios“. Imprese leggendarie che abbiamo visto e rivisto ma su cui non voglio soffermarmi. Motivo? Non avendole vissute in diretta non ne ho potuto ricevere tutta l’emozione che un gesto del genere possa lasciare ad un innamorato di questo sport. Io di Maradona mi sono innnamorato, ma non di quello fatto sul campo ma, di quello che ha lasciato. Dei racconti di mio padre che mi ha trasmesso la passione per questo sport. Delle chiacchiere da bar, dei racconti tra storia leggenda. Quelle storie in cui non si capisce dove finisce la realtà e dove inizia il mito. La dimostrazione di come un giocatore possa andare oltre la propria generazione ed arrivare alla mia (ed arriverà anche alla successiva). Come talento non è secondo nessuno, ma Maradona è molto di più. Un vincente nato, in tutto e per tutto. Capace di splendere lui ma di far splendere anche gli altri infondendogli una piccola parte del suo immenso carisma. Ogni compagno di squadra si sarebbe buttato nel fuoco per lui e lui si sarebbe gettato per loro. Un leader capace di far capire al popolo napoletano cosa significhi vincere lo scudetto ad una piazza calorosa come quella azzurra. Una coppa del mondo alzata al cielo, in una nazionale di gregari che ha eletto un solo fuoriclasse. Un uomo capace di far dubitare per un attimo al popolo napoletano della propria nazionalità, quando prima di Italia-Argentina del Mondiale 90 giocata al San Paolo con tutta la sua personalità cercò di portare i più indecisi dalla propria parte. Un’icona capace di smuovere le masse.
Il capo-popolo porta bandiera della rivoluzione
Maradona il rivoluzionario. Questo è stato El Pibe de Oro in tutto e per tutto. La Mano de Dios come simbolo di un giocatore che non poteva essere limitato dal regolamento. La punizione che Diego Armando Maradona per conto dell’Onnipotente ha voluto dare all’Inghilterra dopo che la stessa, 4 anni prima, aveva invaso le Falkland-Malvinas, uccidendo centinaia di giovani argentini, ed impose l’embargo sulla nazione. La giustificazione a questo goal, lui l’ha sempre data così. Perché Maradona è andato oltre il calcio. Non c’è mai stato ai poteri forti. Nel bene e nel male (vedi i presunti contatti con le attività malavitose e i debiti con il fisco). Dal campo, ribellandosi ai club più prestigiosi del Nord Italia (Juventus, Inter e Milan) al grande impero Britannico. Come lui, nel mondo dello sport mi viene in mente solo Muhammad Ali per la capacità di andare oltre allo sport. Maradona sinistro di piede e di fatto, sostenendo ogni politico rosso al di là della nazionalità. Quel Che Guevara tatuato sul braccio e quella Cuba diventata seconda residenza anche a causa della sua conosciuta dipendenza. El Diez che riprende un’entità intoccabile come il Papa, Giovanni Paolo II suggerendogli di fare veramente qualcosa nel concreto per i poveri. Perché lui lo è stato, sa cosa si prova a non avere i biglietti per pagare il pullman e proprio per questo il popolo lo ha eletto a divinità. Perché si è fatto portavoce della gente comune, di chi si sentiva considerato poco. Alto 1,65 m, ma la sua figura è diventata enorme, quasi ingombrante. El Diez, è andato oltre il calcio.
Maradona è il calcio
Si perché al di là del grosso dubbio: Maradona è megl’ è Pelé? Al di là se sia lui il GOAT o i due mostri sacri Messi e CR7, El Pibe de Oro non ha scritto delle pagine indimenticabili del calcio, ma è diventato parte di questo sport. Per caratteristiche tecniche è la rappresentazione perfetta del calciatore nato col talento fuori dal comune. Brevilineo, rapido, mezza punta e quel sinistro capace di poter fare quello che voleva. Non esiste una sola persona che sia solo affacciata per sbaglio ad un campo da calcio che non conosca il nome di Diego Armando Maradona. Pensi al 10, e pensi a lui. Pensi ad un pallone, e pensi a lui. Proprio come Pelé, è quell’entità intoccabile che puoi solo provare ad avvicinarti ma vedrai sempre come qualcosa di inarrivabile. Un uomo capace di segnare il goal più bello e il goal più discusso di tutti i tempi nella stessa partita. La sua leggenda che ogni bambino inizia piano piano a conoscere e provare ad imitare per le strade o nei cortili dei palazzi. Magari immaginando quel TA-TA-TA-TA-TA che è entrato nella storia di quello sport. Maradona per me è tutto questo. E meno male che non l’ho vissuto, questo è solo il suo lascito. Insieme a George Best, è chi meglio incarna la rappresentazione del “Genio e Sregolatezza”. Proprio come l’inglese se ne è andato il 25 novembre ma la sua leggenda resterà finché esisterà questo sport perché, Maradona è il Calcio. Eterno.



