Come mai la Champions League non la vinci mai?
Era il 17 aprile 2019 e Luca Mastrangelo, noto youtuber interista, ironizzava sull’eliminazione della Juventus per mano dell’Ajax con una canzone (poi divenuto coro di San Siro). Passano gli anni ed il tema torna sempre di attualità. La Juventus in Europa non gira. L’eliminazione con il Porto è forse la più clamorosa degli ultimi anni. Venticinque anni senza sollevare la coppa più prestigiosa del continente sono troppi. Fino al confine amano dire gli anti-juventini ma proviamo a rispondere a questo quesito. Juventus, come mai la Champions League non la vinci mai?
Il momento del calcio italiano
Da qualche anno si dice che il calcio italiano sta tornando ai suoi livelli. Ma è davvero così? Osservando i risultati sportivi in campo europeo non sembrerebbe. I grandi nomi sono tornati e sempre più giocatori guardano al nostro campionato con un occhio di riguardo. Da Ibrahimovic a Ronaldo, le stelle non mancano ma i tempi d’oro la situazione era ben diversa. I top player arrivavano all’apice o per restare e non come trampolino di lancio (come De Ligt) o a fine carriera (come Ribery). L’Italia rischia seriamente che nelle prime 8 d’Europa non ci sia alcuna rappresentante. La scorsa stagione non andò tanto meglio. L’Atalanta fu l’unica alla Final Eight di Lisbona e l’Inter (la squadra che potrebbe vincere lo scudetto questa stagione) si dovette accontentare della finale di Europa League persa contro il Siviglia. Proprio quelle finali tanto odiate dalla Juventus.Finali perse che forse in questo momento sono vissute con senso nostalgico dal popolo bianconero (costretto ad abbandonare ben prima la competizione).
Nelle ultime stagioni le squadre più piccole stanno provando a proporre un gioco propositivo. Il ritmo però è troppo lento. Partite continuamente spezzettate da falli. Siamo i maestri della tattica, ma probabilmente della tattica difensiva. Le squadre provinciali rinunciano al pallino di gioco contro le grandi e si chiudono nella propria metà campo. E questa non è una critica eccessiva perché nel nostro campionato questa scelta paga. Liverani, Di Francesco, Giampaolo tutti allenatori che ad inizio stagione volevano guidare la propria squadra ad una salvezza attraverso il gioco. Risultato? Tutti esonerati e sostituiti per degli allenatori amanti della fase difensiva, rispettivamente D’Aversa, Semplici e Nicola. Questa situazione però alla lunga condanna le nostre squadre in campo europeo perché si aspettano che la squadra meno blasonata si chiuda rinunciando ad offendere. E così l’altra sera la Juventus si aspettava di mettere nell’angolo il Porto senza pensare che i portoghesi sarebbero riusciti a fare due goal sfruttando gli errori della Vecchia Signora.
L’Inter capolista della Serie A domina in Italia mentre in campo europeo non è riuscita a superare il turno. Fatali sono state proprio le partite con lo Shakthar quando i nerazzurri hanno dovuto andare contro la loro filosofia applicata nel nostro campionato. Niente difesa rocciosa con ripartenze veloci e micidiali ma la ricerca del goal contro un avversario ben organizzato. In Italia si va piano con squadre sempre molto corte nei reparti a serrare ogni spazio possibile. Il problema non è nemmeno nel numero degli allenamenti. In Italia infatti ci si allena come in nessun altro paese ma è il tipo di allenamento. I chilometri percorsi dalle nostre squadre non è basso ma è il correre bene che fa la differenza.
Non a caso chi sta facendo più strada in Europa ultimamente è l’Atalanta che accetta l’1 contro 1 a tutto campo. Ogni volta che vediamo i bergamaschi pensiamo che la banda del Gasp corra troppo, ma se si va a vedere i numeri spesso ci si accorge che non è al primo posto in questa statistica. I nerazzurri infatti corrono bene più che tanto. Sempre in pressing e sempre in avanti. Giro palla veloce e verticale, senza fronzoli a cercare le punte e pronti ad accompagnare l’azione.
La storia della Juventus
Vincere è l’unica cosa che conta. Frase storica che contraddistingue la Juventus. Negli ultimi anni nessuno come Allegri ha rispecchiato quest’identità juventina. Prima di lui Lippi e Trapattoni sono entrati nel cuore bianconero non per il tipo di gioco portato ma per i risultati. Nella proprietà della Vecchia Signora è sempre fondamentale questo. Il risultato prima di tutto, a costo di separarsi da bandiere (Del Piero), a costo di prendere figure che si erano schierati sul lato opposto (Capello e Higuain per citarne altuni). La Juventus ha giocato 9 finali e vinto solo 2 Coppe dei Campioni. E forse è anche ora che i bianconeri accettino questa sua “natura”. In campionato domina e spesso solleva lo scudetto mentre in Europa deve accontentarsi delle briciole. Negli ultimi anni invece per Agnelli è diventata una vera e propria ossessione. La Juventus cresceva anno e dopo anno economicamente senza doversi indebitare eccessivamente per raggiungere grandi obiettivi. Ora invece la Juventus si trova con il conto in rosso con risultati sportivi ben peggiori del recente passato. L’ossessione difficlmente porta benefici anche se poi la Champions League dovesse arrivare. Ricordate l’Inter di Moratti?
Le scelte della società
Premessa. Non sono un grande estimatore di Paratici e Nedved. Penso infatti che i due dirigenti principali della Juventus siano molto sopravvalutati. In questi anni hanno raggiunto risultati probabilmente irripetibili in ambito nazionale. Se però ci fermiamo ad analizzare vediamo come sia stato forse Marotta l’artefice principale del succcesso bianconero. Dal suo addio infatti i risultati della Vecchia Signora sono calati anno dopo anno. Scudetto e Supercoppa il primo anno. Scudetto il succesivo. E ora Andrea Pirlo ha sollevato la Supercoppa e probabilmente gli resterà solamente la Coppa italia come altro titolo raggiungibile. Un andazzo che la Juventus deve necessariamente invertire.
Tornando alle eliminazioni della Juventus in Europa. Come può la società incidere sui risultati sportivi. In campo tanto ci vanno i giocatori, diranno i più superficiali. Se però osserviamo le ultime vincitrici notiamo come una società che remi nella stessa direzione è fondamentale (il Bayern Monaco ha forse la società più solida del continente). Agnelli non ha mai nascosto di non essere d’accordo su molte decisioni della società. L’esonero di Allegri. Il contattare Conte in extremis (con cui il presidente ha un rapporto ormai rotto). Sarri come nuovo allenatore. Si è sempre fidato della propria dirigenza ribadendo come in caso di mancati obiettivi avrebbero pagato i responsabili. Diciamo che i bonus sono ormai finiti. E anche nel mercato scorso si sono viste diverse fratture. Pirlo uomo scelto dal presidente. Morata acquistato con una telefonata in una notte dopo un infinito caso Suarez. Proprio il chiacchierato episodio dell’attaccante uruguagio penso possa aver allontanato definitivamente Agnelli da i dirigenti principali. Se si vorrà ricominciare a vincere, urgerà farlo dalle fondamenta.
La rosa: allenatore e giocatori
Partiamo dalla guida tecnica. Trapattoni, Lippi, Capello, Conte, Allegri. Tutti allenatori che prediligono la fase difensiva che offensiva. Scelta che paga in Italia (dove vince quasi sempre la miglior retroguardia) ma poco in Europa. Negli utlimi dieci anni in Europa a sollevare la Champions League sono state: due volte Bayern, Liverpool, tre volte Real Madrid, due volte Barcellona, Chelsea. Di questi club solo i blues sono riusciti a portare a casa la coppa tramite il più classico difesa e contropiede. Sarri sarebbe dovuto essere l’uomo giusto per portare una filosofia europea ad un gruppo già vincente. Il problema è stato il rapporto con i senatori che non hanno creduto nell’autorità dell’ex Napoli, ribellandosi molte volte pubblicamente.
Pirlo è alla sua prima esperienza e su una panchina. Ripeto PRIMA. Non è come Guardiola o Zidane. L’attuale tecnico bianconero non si era mai seduto su una panchina. A differenza dei due tecnici citati non ha mai guidato la seconda squadra dando modo di sbagliare ad un tecnico alle prime armi. Ecco allora che gli errori clamorosi siano costati alla Juventus molti punti in campionato nella prima parte di stagione. L’allenatore bresciano inizialmente ha provato a cambiare identità alla Juventus (secondo me anche con risultati in ottica futura interessanti). Nelle ultime settimane però nella fase cruciale della stagione ha abbandonato la sua filosofia europea per rifugiarsi in un 4-4-2 puntato sui singoli. Errori perdonabili ad una persona che un anno fa non aveva nemmeno il patentino.
Per quanto riguarda il gruppo squadra ormai una cosa è evidente. Ronaldo ed il resto della rosa sono due mondi distanti. Se ne è accorto in primis lui quando Allegri venne eliminato dall’Ajax (con il palese gesto con la mano al momento dell’uscita). Si è ingigantito quando Sarri lo ha trattato come un dio in campo, andando a presentarsi il giorno dopo nella villeggiatura del portoghese. E ormai in questa stagione la questione è diventata palese. Tutta la squadra gioca per lui, per far segnare lui. Cristiano si sente molto superiore agli altri. Si sbatte, apre le braccia, non aiuta la squadra ed il match col Porto ha messo di nuovo alla luce questo problema. Probabilmente ha ragione, l’errore è farglielo credere.
Agnelli ha perso due finali. Una contro Messi e una contro Ronaldo. Serve il fuoriclasse assoluto, avrà pensato, per sollevare la coppa. Non si è accorto però di tutto il resto. La prima volta ci fu la MSN capace di segnare più di 120 goal in stagione. La seconda volta fu il centrocampo ad annientare la Juventus. Pagare il portoghese (nel bilancio costa oltre 80 milioni l’anno) non ha permesso di rinforzare i bianconeri in tutti i reparti, andando ad indebolire sempre di più il gruppo squadra. Szczęsny non sarà mai tra i migliori portieri in circolazione. La difesa urge di un cambio generazionale. De Ligt sembra l’unico già pronto, a differenza di Demiral che contro il Porto ha mostrato tutti i suoi limiti. Il centrocampo non è all’altezza in Italia figuriamoci in Europa. Nessun giocatore di livello internazionale e molti giocatori senza eccellere in nessuna caratteristica. Manca un vero regista e manca un centrocampista da doppia cifra. In attacco poi, rimango convinto che il Dybaldo non funzioni. Ronaldo ha bisogno di un centravanti per appoggiarsi. L’argentino poi a Novembre compirà 28 anni e in Europa la doppietta al Barcellona (distante 4 anni) rimane l’unico acuto degno di nota. Questa squadra non può vincere la Champions League. Puntare sui giovani penso sia corretto ma il popolo juventino si prepari. Senza top player in arrivo saranno anni di magra.



