Serie A

Lukaku – imprigionato in un rito voodoo

  • January 10, 2023
  • 8 min read
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Lukaku – imprigionato in un rito voodoo

Lukaku è tornato a Milano per riprendersi il trono di Milano, dopo aver abdicato. Pensava di aver ritrovato la sua tazza di tè preferita. Il campionato in cui può esaltare al meglio il suo strapotere fisico e portare a spasso gli avversari. 13 Agosto 2022, secondo minuto goal di Lukaku, Big Rom è tornato. Sta andando tutto bene, ma poi in casa con lo Spezia non trova il goal, contro la Lazio stecca e poi l’infortunio (primo spillo). Un lungo infortunio che lo porta direttamente a Qatar 2022, dove subentra nella partita più importante del suo Belgio e sbaglia l’impossibile sotto porta (secondo spillo). Delusione da trasformare in rabbia da mettere in campo al rientro con la sosta, ma sia con il Napoli che con il Monza gira a vuoto (terzo spillo). Ora un nuovo infortunio (quarto spillo) che non gli consentirà di trovare uno stato di forma accettabile, fondamentale per la sua mole. Che la grossa bambola di Big Rom ce l’abbia in mano Ibrahimovic o Tuchel non è molto chiaro. Ma che mamma non abbia più la possibilità di aiutarlo è piuttosto evidente. Big Rom è nel baratro e ci deve uscire da solo.

1. Da Re di Milano ad esubero al Chelsea

IO… IO… te l’ho detto cazzo” (probabilmente precedute da un “I’m the fucking best“) ancora risuona nella nostra testa. Si perché Romeu Lukaku è stato davvero il più forte della Serie A. Non siamo noi a dirlo ma la Lega Serie A consegna a Big Rom il premio di miglior giocatore. L’anno è il 2020/21 e l’Inter di Conte sta disintegrando il campionato, mettendo fine ai giochi del Milan proprio il 21 febbraio 2021 quando lo Shaquille O’Neal del calcio si porta a spasso Romagnoli e scaraventa un sinistro che batte Donnarumma. Milano non ha più un Dio (Ibra) ma un Re. È il momento più alto del panzer nerazzurro che chiuderà con 24 centri e un senso di impotenza lasciato nei difensori incapaci di reggere l’urto delle sue spallate. Spallate a cui riescono a resistere Van Dijk e co. quando pochi mesi dopo Big Rom è talmente convinto che decide di andare a prendersi quella rivincita e quell’esperienza che Mourinho prima e il mercato poi (i riti voodoo poi lo accasarono al Manchester United) gli avevano impedito. Se la stazza e il fisico sono la tua caratteristica principale, andare nel campionato più fisico del mondo non sembra un’idea da premio nobel. Se poi ci aggiungiamo che si accomoda in una squadra che ha appena vinto la Champions League senza centravanti, capiamo che Big Rom ha scelto più di orgoglio che di testa.

Il ritorno a casa però sembra la scelta giusto perché debutta nel derby all’Emirates e come un bulldozer trova il goal contro i gunners. Con il Liverpool, Van Dijk se lo mette in tasca e i fantasmi chiamati “big match” ritornano. Big Rom si carica e manda via gli spauracchi contro Aston Villa e Zenit, poi l’inizio del declino. Il buio che si avvicina e avvolge piano piano l’attaccante belga. Tuchel lo “accusa” di stanchezza mentale e quel fisico, sempre al limite tra il potere e l’eccessivo, fa qualche capriccio di troppo. Fatto sta che per attendere un nuovo centro in Premier League bisogna aspettare il Boxing Day. La separazione immediata col Chelsea però non l’ha portata il campo ma le parole. Quelle che Lukaku ha rivolto verso il suo allenatore, proprio la figura che all’Inter avrebbe difeso anche da un’arma da fuoco ora è il suo acerrimo nemico. E Lukaku sbotta all’ESPN chiedendo chiarezza a Tuchel e ribadendo di essere un giocatore capace di fare tutto quello che serve. Tuchel che allo spogliatoio ci tiene parecchio (l’unico che è riuscito a fare coesione al PSG portandolo fino alla finale di Champions) non ha scelta. Panchine ad oltranza e cessione a giugno.

Era tornato per conquistare un nuovo trono torna a Milano con la coda tra le gambe. È andato via da Milano come uno dei migliori attaccanti in circolazione torna con più dubbi che altro. L’amore tra Lukaku e Tuchel non è mai sbocciato per incompatibilità tattica e poca adattabilità di entrambe le parti. Due maschi alpha che piuttosto che tendersi la mano, non hanno fatto altro che far male ad entrambi.

2. L’Inter Bis: la minestra riscaldata non è mai buona

22 milioni per il rientro di Big Rom. Sembrava l’ennesimo miracolo di Beppe Marotta che, dopo aver fatto incassare oltre 100 milioni all’Inter per risanare i bilanci, si è ripreso uno dei giocatori più decisivi nello scudetto nerazzurro per conquistare la doppia stella. Il divorzio è ormai dimenticato e Lukaku viene accolto dagli ultras nerazzurro in delirio, pronti ad essere trascinati dal panzer belga. Big Rom è stanco di parlare e vuole far capire a modo suo che è tornato ed è pronto a rimettere la Serie A ai suoi piedi. Neanche due giri d’orologio e Lukaku ha segnato a Lecce. È tornato. Inzaghi gongola pensando al poker offensivo che ha a disposizione. La LU-LA però è cambiata. Lautaro non è più il gregario di Romelu che si abbassa e chiude il triangolo per far scaricare il sinistro del belga. Ha firmato più di 20 volte nello scorso campionato. La LU-LA non è più la coppia più forte d’Italia ma solo una coppia molto forte come lo è stata Dzeko-Lautaro.

Lukaku è in difficoltà e non è solo una questione di forma e nel ko con la Lazio è evidente. Poi gli infortuni che lo portano fino a Qatar 2022. Al mondiale non doveva andare è l’ultima chance. Alla generazione d’oro (così viene chiamata in Belgio quella di De Bruyne e co.) ha un solo altro colpo da sparare. E Lukaku scende in campo con la Croazia e spara a salve sbagliando ogni pallone che passa in area di rigore. È un duro colpo per lui. È un giocatore umorale e troppo spesso in carriera si è fatto trascinare da un momento no. Al rientro in campo con il Napoli è motivato ma sbaglia dei palloni troppo semplici per un giocatore come lui. Ora un nuovo infortunio. Che i ritorni non sono mai come la prima volta si sa ma di certo ci aspettavamo un impatto decisamente diverso.

3. Lukaku ha un solo gioco

“È difficile trovare un giocatore che faccia da punto di riferimento in area come fa lui e che al tempo stesso sappia ripartire da centrocampo con la sua velocità e qualità. Una specificità che rivedo anche in Haaland, strutturato anche lui, difficile da marcare in area ma velocissimo in campo aperto”. Così Antonio Conte dichiarava a Sky Sport spiegando di come lo avesse a lungo inseguito (sia al Chelsea che alla Juventus). Lukaku e Conte. Conte e Lukaku. Una coppia affiatata, entrambi si sarebbero gettati a fuoco per l’altro. Se vediamo la carriera dei due però notiamo una cosa. Lukaku è più dipendente da Conte più di quanto l’allenatore salentino non lo sia del suo amato centravanti. Si perché Lukaku, ha dimostrato di essere devastante in un solo tipo di gioco. Quello di Conte. In ogni grande (Chelsea, Manchester United e di nuovo Chelsea) si è dovuto scontrare con un limite nei mezzi tecnici e di intelligenza tattica non banale. Quando deve difendere palla, far salire la squadra, ripartire in campo aperto, Lukaku non ha rivali. È il numero uno. È un carro armato che schiaccia ogni difensore sotto i suoi cingoli. Il repertorio però è limitato. Troppo limitato. Inzaghi tra l’altro ha un gioco completamente diverso da Conte. Il 3-5-2 è lo stesso ma l’interpretazione è diversa. Lukaku non deve più ricevere lunghi palloni da difendere con i suoi chili per far salire la squadra. Deve venire fuori a giocare. Dialogare nello stretto al limite dell’area. Ricevere cross al centro dell’area. sono cambiati anche alcuni interpreti del 3-5-2. Al momento gli esterni titolari sono Dumfries e Dimarco, due giocatori con caratteristiche diverse da Hakimi e Perisic, che contribuirono non poco alle fortune del belga. Senza dimenticare che nel frattempo è all’Inter è arrivato Calhanoglu, che vuole andare a calciare dal limite non servire l’assist come Eriksen. È passato solo un anno ma è cambiato tutto.

Stando alle indiscrezioni la coppia Ausilio e Marotta avrebbero già trovato l’accordo per un rinnovo del prestito per poi completare l’acquisto nel 2024. Siamo sicuri che siamo una buona idea? Per noi nonostante tutto SI. Lukaku è un giocatore troppo forte per il livello medio della Serie A. I giocatori così fisici da anni fanno la differenza nel nostro campionato e potrà tornare alla doppia cifra comoda. I goal e il dominio arriveranno. Malocchio e bambola voodoo permettendo.

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