Uomini Forti, Destini Forti. Uomini Deboli, Destini Deboli. Non C’è Altra Strada
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50 punti al giro di boa. 16 vittorie su 19. 46 goal fatti (più di 2,40 reti a partita). Conquistate Milano, Roma (due volte), Bergamo, demolita Madama al Maradona. Spaccanapoli è la strada che divide in due il centro di Napoli. La stessa spaccatura che gli azzurri hanno creato tra la sua bellezza e le inseguitrici. 12 punti di differenza. Nessuna squadra aveva scavato un solco così profondo sulla seconda in un solo girone. Nemmeno i bianconeri dal record di 102 punti. Un girone ai limiti della perfezione che ha archiviato il campionato a gennaio. Vincere però aiuta a vincere e quando il termine scudetto non è presente nel curriculum, allora le gambe possono tremare, la vista annebbiare e si può rimettere tutto in discussione. Cosa manca? Una concorrente credibile e allora solo il Napoli può battere Napoli e allora andiamo a vedere i motivi per cui il Napoli sta incantando il mondo.
Il Primo vero Napoli di Spalletti
“Non è nelle stelle che è conservato il nostro destino, ma in noi stessi. Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli. Non c’altra strada.” Il Mantra di Spalletti. The Last Dance di Insigne, Mertens e KK è finita con l’ennesima stagione senza titoli. Via tutti i senatori a favore di giovani promesse scovate in provincia e nelle più remote aree del mondo. Il mago Giuntoli che fa rientrare nuovamente il progetto sportivo al bilancio. Alzi la mano chi metteva il Napoli tra le prime quattro ai nastri di partenza. Figurarsi parlare di Scudetto. Quella parola che in tutti gli anni vedevamo associata ad un patto nello spogliatoi per restare un altro anno a stipendi “modesti” rinunciando ad offerte da capogiro. Uno Scudetto che ora sembra già in tasca e che non può vedere i principali meriti in Spalletti.
Il tecnico di Certaldo ha sempre saputo le potenzialità della sua squadra ed ha trasmesso una sicurezza davanti ai microfoni che si è trasferita alla squadra. Ha colmato una assenza di carisma attirando tutta l’attenzione verso la sua figura e di cui si nutre la sua particolare personalità. Spalletti è sempre stato un allenatore pragmatico che raggiunge il proprio obiettivo ogni stagione. Dopo due anni a coltivare la sua terra (una delle grande passioni del tecnico) è però tornato il tecnico rivoluzionario che sconvolse il calcio italiano tra Empoli e Udine. Il Napoli si muove a memoria o “in ipnosi” citando Sabatini. Le squadre di Spalletti hanno sempre giocato a memoria, basti pensare ai meccanismi tra Perrotta e Totti, ma adesso sembra aver trovato degli automatismi che gli avversari non riescono a fermare. La palla di prima che dall’esterno va a premiare lo scatto di Osimhen, gli schemi su calcio piazzato, la mezz’ala che si allarga per liberare lo spazio al centro al terzino che viene a palleggiare con Lobotka per citarne alcuni. Non è più l’eterno secondo. Cala spesso nel girone di ritorno, bisbiglia chi rosica. Vero, la sua storia dimostra questo ma per perdere questo scudetto il Napoli non deve calare deve precipitare. Troppe volte è caduto all’ultima curva per godersi questo momento. Lui è un uomo forte ed il destino è nelle sue mani.
Osimhen e Kvaratskhelia: godiamoceli finché possiamo
Il Napoli è la squadra rivelazione del campionato insieme all’Arsenal e al Lens. Spalletti è riuscito ad esaltare ogni giocatore, dai titolarissimi come Di Lorenzo e Mario Rui ai comprimari Simeone e Raspadori. Ha esaltato Lobotka, facendone un Pizarro 2.0, e responsabilizzato l’amletico Meret. Tutto questo è opera di Spalletti, ma uno scudetto non si può vincere solo con la classe operaia. C’è bisogno delle star. Dell’eroe che salva la squadra quando tutto rema contro. Dell’idolo della folla a cui scaricare tutta la pressione. Il Napoli ha due supereroi: Osimhen e Kvaratskhelia.
Il centravanti nigeriano limitato dagli infortuni traumatici (prima la spalla poi lo zigomo) delle prime due stagioni italiane è definitivamente esploso. Nonostante un infortunio muscolare è il capocannoniere del campionato, timbrando il cartellino ogni partita. Non si limita solo a questo però. Osimhen domina costringendo il marcatore a giocare ad un ritmo e una velocità che solo lui può sostenere fino ad umiliarlo. Bremer è il primo caso che ci viene in mente, forse il difensore più fisico della Serie A che si inchina ad uno strapotere a tratti imbarazzanti con gli altri giocatori. Il Napoli si appoggia a lui per tutto. Profondità, difesa del pallone, pressing sul primo portatore. “Osiiii, Osiiii” si sente dalle tribune quando Spallettone richiama un movimento all’attaccante o invita la sua squadra a cercare lo scatto in profondità. In area, poi, non ha rivali. Vola quando va a staccare di testa recuperando ogni tipo di svantaggio. Un uomo mascherato che vuole regalarsi e regalare un’impresa. Lo scudetto passerà dai suoi goal e ad oggi nessuno segna quanto lui.
Passiamo ora alla spalla. Anche se spalla è decisamente riduttivo. Sostituire il capitano e simbolo degli ultimi anni del Napoli può essere complicato. No se ti chiami Kvaratskhelia. Un meteorite che si è abbattuto sul nostro campionato. Insieme a Leao e Chiesa il miglior giocatore nell’uno contro uno. Il classico dribblomane tutto fumo e pochi goal viene a pensare. Il georgiano di reti nelle gambe ne ha parecchie e non c’è da sorprendersi che vada oltre le 15. Quasi tutte le azioni passano dalla sua fantasia, dal suo estro. Movimento e contromovimento a disorientare. Le contromisure dei difensori non sono ancora state prese e la sensazione è che non le prenderanno alla svelta. Un giocatore semplicemente troppo più forte per il livello medio del nostro campionato. Un giocatore destinato ad andare all’estero (Premier o Liga). Godiamocelo finché possiamo come godiamoci anche Osimhen sulle quali già quest’estate avevano bussato forte gli inglesi e chissà che dopo un’impresa non decida di salutare da eroe.
“Meglio uno scudetto a Napoli che dieci alla Juve”
Parafrasando una celebre frase di Nainggolan sul suo attaccamento alla maglia giallorossa, la sensazione è che stiamo per essere travolti ad una festa che difficilmente si vede alle nostre latitudini. Le feste scudetto ci son sempre state ma Juventus, Inter, Milan sono società abituate alla vittoria che vivono le coppe come un obiettivo da raggiungere. Quando ad avverarsi è un sogno, che insegui da 33 anni, tutto è diverso. Sfiorato con il sarrismo e illuso dalla strana coppia De Laurentis-Ancellotti, la città ha voglia di esplodere. Un popolo così passionale, un popolo che non accetta altre fedi. Convinto che essere tifosi di Napoli voglia dire essere tifosi del Napoli è pronto a liberare gli anni di sottomissione calcistico del nord Italia.
Non sarà Leicester ma il terzo scudetto del Napoli è un risultato storico che ci ricorderemo negli anni. Ora però non bisogna tremare, non bisogna tirar fuori scheletri dell’armadio. Le rimonte subite non devono offuscare il cervello dopo un ko o un periodo di crisi. Solo Napoli può perdere lo scudetto. Solo se la passione si trasforma in paura e come quando per paura di perdere un amore lo tieni troppo attaccato tanto da rompersi. Lo scudetto è un sogno ma serve testa per raggiungerlo. Uomini forti, destini forti. Non c’è altra via.



