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FIFA: Tutte le Rivelazioni – La Recensione

  • January 20, 2023
  • 9 min read
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FIFA: Tutte le Rivelazioni – La Recensione

Tudum! È il suono dell’iconica piattaforma dalla N rossa all’avvio di una serie tv. Stai guardando una pellicola politica sugli intrecci ai vertici della società con un finale agrodolce che ti rincuora perché i criminali sono stati catturati ma che allo stesso tempo ti lascia un amaro in bocca su come la gente non abbia scrupoli e utilizzi ogni mezzo per raggiungere il potere. Poi però arrivano i titoli di coda e allora ti fermi a pensare. Piano, piano inizi ad unire i punti e arrivi ad alla conclusione che della serie tv, “FIFA: Tutte le Rivelazioni” abbia solo il formato in quattro puntate. Pensi che ogni scena che hai visto è davvero accaduta. Ogni intervista, ogni riunione, ogni prova è sotto gli occhi di tutti e proprio come il “Dandi” di Romanzo Criminale, Sepp Blatter viene assolto dall’accusa di truffa e se la cava con una condizionale. E allora pensi che uno sport che appassiona oltre due miliardi di persone. Lo sport (che piaccia o meno) per eccellenza per popolarità e disponibilità viene governato con i fili dalla Svizzera. Capisci che quello sport è governato da chi interessa tutto tranne che lo sviluppo del gioco Calcio (un concetto più volte riportato nel documentario). Questo è FIFA: Tutte le Rivelazioni. Questa è la nostra recensione.

Le Origini del Male – Mondiali Argentina ’78

Se Qatar 2022 ha chiuso l’epoca di Sepp Blatter e la pagina più oscura dei vertici governativi del calcio. Argentina 1978 ha aperto i giochi. Un survival game probabilmente. Un gioco cinico con il solo obiettivo di arricchire pochi. Un gioco inventato da Havelange e portato ai massimi livelli dal suo allievo Blatter. Un maestro e un allievo. Il gioco dei due. Proprio come i Sith di Star Wars non vogliono altro che governare il mondo. Facciamo un passo indietro. Chi è Havelange? Semplicemente colui che ha creato il prodotto calcio. Sì, perché la FIFA è stata fondata nel 1904 ma solo settanta anni dopo è divenuta una società che produce un prodotto. Nel 1974, Havelange vinse le elezioni della presidenza capendo un gioco prima di tutti: chi ha il potere nel calcio sono coloro che al calcio interessa meno. Può sembrare un paradosso, ma è così. In maniera semplice come funzionano le elezioni FIFA. Ogni stato con una federazione nazionale riconosciuta dalla FIFA ha un voto. Per meglio dire la CONCACAF (La Confederazione del Nord, Centro America e Caraibi) ha oltre 30 voti. La CONMEBOL che ha il suo interno può vantare la nazionale con più coppe del mondo alzate (Brasile) e la nazionale campione in carica (Argentina) ha 10 voti. Capisce che non è un ente sportivo che si sta contendendo ma un ente politico. Ed è con i messaggi politici contro l’apartheid che riesce ad acquisire la maggioranza dei voti e la simpatia delle confederazioni con maggiori voti.

Il brasiliano comprende che è troppo potere nelle mani di un uomo e così si rivolge a Sepp Blatter. Havelange in campagna si è speso molto verso lo sviluppo del gioco verso i paesi del terzo mondo senza capire uno dei problemi principali della FIFA la mancanza di capitali. L’ingrato compito viene assegnato proprio a Blatter che riesce a ribaltare la situazione, dimostrandosi fin da subito abile nei rapporti politico-commerciali. La FIFA entra ufficialmente nel capitalismo con l’accordo con la Coca-Cola. Il marchio americano fornirà i fondi per lo sviluppo e l’istituzione dei tornei giovanili. Rotto il ghiaccio, Blatter chiude altri accordi con Canon, Gillette, Phillips e molti altri. Tutte aziende divenute sponsor dei mondiale del 1978. Argentina 1978 è l’origine del male. Il momento in cui il calcio ha smesso di essere solo passione ma è divenuta una macchina di soldi e di potere. E ovviamente di propaganda, perché come ci hanno insegnato le olimpiadi del 1936 a Berlino, lo sport è un mezzo potentissimo per veicolare messaggi e distogliere attenzione su determinati temi. Idoli indiscussi delle generazioni più piccole che vivono attimi di gioia inconsapevoli di cosa c’è dietro ogni sorriso. Il potere di muovere le masse e di unire più persone facendo dimenticare il marcio che c’è sotto. In una sola parola: sport washing. Nel 1978, l’Argentina è sotto il regime di Videla e tra lo sconforto generale si decide di giocare e in uno stato in cui all’ordine del giorno i “Desaparesidos” venivano fatti sparire nel Rio de La Plata, la nazione ospitante trionfa.

L’Impero costruito sulle Tangenti

Argentina 1978 fece capire una cosa ad Havelange e Blatter: il calcio è in grande espansione e può diventare un prodotto vendibile e rivendibile in continuazione. Anche Adolf Dassler, se ne è accorse. Così il fondatore del marchio sportivo Adidas acquistò i diritti relativi al marketing e pubblicità della FIFA. Dassler per gestire l’impegno fondò la ISL, una società di sports marketing che aveva il compito di gestire l’area commerciale dell’organo con a capo Havelange. Il problema della mancanza dei fondi era risolto. La ISL ogni anno pagava una fortuna per continuare il rapporto. Si instaurò un monopolio. Un monopolio nella quale nessun’altra società poteva inserirsi. Strano visto l’ingresso nel capitalismo della FIFA. Se non fosse che Dassler pagava delle tangenti per garantire il rapporto.

Havelange ormai forte del suo potere cominciò a sedersi sul suo trono d’oro che aveva costruito. Seduto talmente in alto da non accorgersi che Blatter stava conquistando sempre più potere e consenso. Da segretario generale della FIFA (il numero 2 dell’organo praticamente) iniziò a sospettare sul legame Havelange-Dassler finché un giorno non ebbe la conferma. Una delle tangenti del tedesco fu per sbaglio pagata accreditata sul conto della FIFA. Blatter se ne accorse e mantenne il segreto, pronto a mostrare le carte solo nella partita decisiva. Quella della presidenza FIFA. È la storia di villain, ed i villain non hanno scrupoli. È la regola dei due. Se vuoi divenire maestro devi uccidere il tuo mentore. Blatter decise di non giocare la partita per la FIFA, la vinse in partenza. Ricattando Havelange lo costrinse a dimettersi e con la strategia del suo vecchio maestro si prese i consensi della CONCACAF (presieduta da Jack Warner) e poi promise la Coppa del Mondo in Africa. La vittoria non arrivò sul campo ma Johansson (il rivale) rinunciò al ballottaggio capendo di essere dentro un ciclone più grande di lui. Molti degli stati africani avrebbero dovuti infatti, votare per Johansson per poi nella notte prima aver avuto un colpo di coda in favore di Blatter, delle sue promesse e delle sue mazzette.

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L’Impero di Sepp Blatter

Se la presidenza di Havelange ha portato all’evoluzione del calcio in un prodotto vendibile (che piaccia o non piaccia per far crescere un progetto c’è bisogno di soldi da investire), c’è ben poco da salvare nel governo Blatter. L’ex presidente della FIFA non ha fatto altro che pensare al suo tornaconto e a quello dei suoi stretti collaboratori. Tra questi c’è un uomo colpisce più di tutti: Chuck Blazer. Un uomo che dello sport e del calcio è totalmente disinnamorato e il cui unico merito è stato saper conoscere i vertici degli organici calcistici per corromperli e ottenere quello che voleva.

Sudafrica, Brasile (sotto un regime), Russia (un’altra dittatura) e Qatar queste sono state le designazioni mondiali sotto il governo Blatter. Sorprendente come per la prima volta in assoluto si sia deciso di designare due mondiali nello stesso anno: Russia e Qatar. Motivo? Le elezioni della FIFA erano in prossimità e Sepp Blatter e i suoi collaboratori volevano raccogliere il massimo guadagno possibile prima in caso dover abbandonare il posto di prestigio. In particolare lo stesso Qatar era ben consapevole di proporre un’offerta inferiore agli Stati Uniti. Anche l’Inghilterra che, mosse figure del calibro di David Beckham, pensava di poter sopraffare facilmente la rivalità russa. Peccato che i due Paesi anglofoni non avessero fatto il conto con le mazzette. Sorprendente come Blatter avesse detto ad un suo collaboratore di votare per gli Stati Uniti, dimostrando come ormai neppure il presidente della FIFA riuscisse a controllare il marcio dilagante in Svizzera.

Proprio il Mondiale in Qatar fa cadere l’impero Blatter. Tramite una testimone ad un incontro tra i vertici della FIFA e i rappresentanti della candidatura qatariota, l’FBI riesce a incastrare Chuck Blazer e a farlo collaborare con l’organizzazione statunitense. Con le informazioni e le registrazioni di Chuck Blazer vennero arrestati i maggiori dirigenti della FIFA. Dopo pochi mesi ci furono le elezioni per la presidenza, tutto faceva pensare per la caduta di Sepp Blatter ma incredibilmente riuscì a vincere. Convinto di aver dimostrato di essere l’unico pulito, in un palazzo sporco e corrotto fino alle fondamenta, dovette scontrarsi presto con la percezione popolare. Seppur senza prove schiaccianti (poi mesi dopo comparirono alcuni documenti contro di lui e Platini), Sepp Blatter si dimise dalla presidenza FIFA. Proprio Platini, sembra pronto a succedere. Le Roi che diventa re della FIFA. Un regno troppo breve perché anche la stella francese deve fare i conti con la giustizia. Proprio l’ex 10 della Juve, convinse Infantino a candidarsi per prendere il suo posto in attesa del suo ritorno. Infantino però ci mette poco a togliersi la maschera e quello che sembrava l'”impiegato della FIFA”, l’uomo delle palline dei sorteggi di Champions League, si mostra per un uomo ambizioso e desideroso di tenersi quel potere che tanto ha inseguito nella gavetta.

La FIFA ha davvero cambiato rotta?

Infantino ha scoperto le carte. Consapevole che ormai l’FBI avesse fatto troppa strada, ammise la corruzione nella FIFA tirando una linea tra il prima e il dopo. Ora gli scandali della FIFA sembrano lontani. L’assegnazione al mondiale 2026 a Stati Uniti, Messico e Canada non ha sollevato polveroni. Infantino proclama la pulizia del calcio e la volontà dello sviluppo del gioco in zone del mondo in cui lo sport è ancora all’origine. Ma siamo sicuri che tutto questo sia vero? Il calcio sta perdendo consensi. Sempre più giovani non si interessano allo sport popolare per eccellenza. Gli stadi vengono costruiti sempre più piccoli nella speranza di continui tutto esauriti. La soluzione della FIFA è riempire il calendario di partite, voler puntare sui mondiali sempre più frequenti e con sempre più squadre. Continue novità nel regolamento, cercando di allontanarlo sempre di più dalla tradizione. La quantità forzata sulla qualità. Mungere la vacca finché è grassa senza sapere che se continui a mungere non può che uscire solo sangue. Messi che solleva la coppa del mondo con indosso il bisht è la fotografia perfetta del momento FIFA. Tentar di dar spettacolo, accontentare i potenti e gli investitori fregandosene dei miliardi di appassionati che alimenta una macchina da miliardi e del regolamento che loro stessi hanno scritto.

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